I giornali messicani, alcuni, quelli non servili, sono pieni di storie di ordinaria ingiustizia, ma la storia che oggi circola sulla maggior parte dei quotidiani, merita di essere citata per due ragioni: perchè è emblematica di come lo stato tratta gli strati più bassi della popolazione, e per le dimensioni della tragedia.
Un anno fa, il 5 giugno del 2009, è andato a fuoco un asilo nella città di Hermosillo, capitale dello stato di Sonora. Bilancio: 49 bambini morti, e altre decine con lesioni permanenti. Nessuna delle piccole vittime superava i 4 anni di età. I locali dove si trovavano i bambini erano degli ex magazzini di uno stabilimento industriale. Accanto ai “saloni” dell’asilo si trovavano ancora stanze stipate di materiali infiammabili, di fianco all’edificio c’era un gommificio, il telone che copriva il cortile era anche quello di materiale infiammabile. È bastata una scintilla e tutto è andato a fuoco.
L’asilo si chiamava ABC, era un asilo privato, ma convenzionato con l’IMSS, l’Instituo Mexicano del Seguro Social. Queste strutture dovrebbero servire per accogliere i figli dei dipendenti pubblici e privati nelle ore in cui i genitori lavorano. In teoria sono un servizio pubblico destinato ai lavoratori di scarsi mezzi, in pratica, e come spesso accade, sono uno dei tanti modi per speculare sulle necessità dei messicani.
A partire dalla precedente amministrazione, quella di Vicente Fox (2000-2006) l’IMSS ha smesso di occuparsi degli asili e di costruirne di nuovi e ha deciso di appaltare a privati tutti gli asili che sarebbero stati costruiti in futuro, oggi gli asili privati convenzionati sono 1420. Questa operazione conviene all’IMSS, che risparmia in infrastrutture, personale, materiali, etc, e conviene, soprattutto, ai padroni degli asili, che ricevono sussidi enormi dallo stato.
L’asilo ABC riceveva un milione di pesos al mese (al cambio di oggi 65000 euro), quei soldi non sono mai stati spesi per mettere a norma i locali dell’asilo e per rispettare le misure di sicurezza che richiede una struttura simile, sono stati semplicemente accumulati dai padroni.
Il presidente della repubblica ha dichiarato il 5 giungo giorno di lutto nazionale, ma è una misura che appare vuota, e forse anche offensiva, di fronte all’abbandono che vivono i genitori dei bambini della guardería ABC.
Nessuno dei responsabili della tragedia è in carcere, nessuno è stato multato; sono tutti membri di famiglie importanti, industriali, politici (una è cugina della moglie del presidente della repubblica). Una rete fitta e impenetrabile garantisce l’impunità a tutte queste persone, le autorità offrono alle famiglie risarcimenti e aiuti in cambio del silenzio.
Questa tragedia colpisce e commuove per le sue dimensioni, e per l’età delle vittime, ma in Messico si consumano, ogni giorno e per gli stessi motivi, decine o centinaia di fatti simili, di minore portata, ma non meno dolorosi per chi li vive.
La tragedia vera è che lo stato messicano non è in grado di garantire a tutti cioè che spetta di diritto a qualsiasi cittadino: educazione, salute, lavoro, diritti civili e politici. Sulla carta esistono tantissimi meccanismi di protezione sociale, che poi, nella vita reale, non funzionano. I ragazzini escono dalle scuole pubbliche senza saper scrivere, negli ospedali pubblici si muore alla minima complicazione, e gli asili vanno a fuoco perchè nessuno si preoccupa di controllare il rispetto delle norme di sicurezza, e soprattutto, chi chiede giustizia si scontra con un muro di indifferenza, inefficienza e, a volte, intimidazioni e minacce.
La società messicana è profondamente divisa tra chi ha accesso alla buona educazione e la buona salute (private) e chi non ce l’ha. Nessuno che può permettersene uno privato manderebbe mai suo figlio ad un asilo dell’IMSS…
La dichiarazione del 5 giugno come giornata di lutto nazionale è un gesto tipico di questa amministrazione: si riempie di parole e di simboli, spende milioni di pesos in propaganda e in manovre destinate a migliorarne l’immagine; ma tutti questi simboli e queste parole rimangono inutili e vuote, e per quanto il governo cerchi di convincere tutti del contrario, rimane autoritario e immobile nel sistema di privilegi e corruzione di cui il Messico è prigioniero da decenni.
La maggior parte dei messicani, nonostante la propaganda, si sente abbandonata.
Ieri sono stata alla prima riunione della scuola materna (la tua!) che frequenteranno da settembre Luigi e Lorenzo.
Una maestra spiegava uno dei progetti iniziati quest’anno e che proseguirà anche l’anno prossimo: i valori, il valore delle persone, di tutti.
Ha fatto vedere dei disegni fatti dai bambini più grandi, con i loro pensieri e commenti.
Ero contenta ed ho pensato: siamo dei privilegiati, i miei bambini sono molto fortunati.
Eppure erano presenti altri genitori, la cui unica preoccupazione era sapere il menù, se c’erano abbastanza giochi o se bisognava portarne da casa, se c’era spazio sufficiente per tutti, se ogni bambino avrebbe potuto avere il cassetto per le sue cose…
Devo dire che mi è venuta una certa tristezza…
Poi oggi ho letto questo tuo post e non so bene cosa dire.
Da madre mi è sempre più difficile leggere o sentire di tragedie di una tale portata, però mi sembra importante parlarne e confrontarsi con questa realtà altrimenti si corre davvero il rischio di chiudersi dentro i confini di un orticello sempre più misero ed angusto.
[...] Un anno fa scrivevo dell’anniversario della cosiddetta “tragedia dell’asilo ABC”, in cui sono morti decine di bambini a causa di un incendio. (il post corrispondente si trova qui) [...]